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“Non si esporta l’anima di Siena, ma io la terrò con me”: il saluto del prefetto Matilde Pirrera

“Non si esporta l’anima di Siena, ma io la terrò con me”: il saluto del prefetto Matilde Pirrera
  • PubblicatoLuglio 25, 2025

Siamo al momento dei saluti. Eccellenza, che cosa lascia a Siena? E cosa si porta con sé?

“Mi porto dietro un’esperienza unica. Nonostante i miei anni di servizio, Siena mi ha fatto riflettere su aspetti nuovi. Ho lavorato dalla Sicilia alla Lombardia, ma qui ho conosciuto realtà che non avevo mai incontrato prima, e ho imparato a confrontarmi con una dimensione diversa, che bisogna imparare ad amare.
Credo di aver imparato ad amare profondamente il mondo delle contrade. Come sapete, ho chiesto che venissero esposte le bandiere: eravamo l’unica istituzione, insieme alla Provincia, a non averle. Le contrade sono un mondo unico, e rappresentano un’istituzione in sé. Ho scoperto un nuovo modo di intendere il rapporto tra istituzioni e comunità”

È proprio questo il modello istituzionale che si porterà dietro, come esempio?

“Sì, ma è difficile da replicare. Non credo sia possibile riprodurlo altrove, perché qui c’è la passione di intere comunità, un amore profondo per il territorio e il patrimonio. Non si può creare qualcosa del genere dal nulla: è una realtà millenaria, tramandata nel tempo dai priori e dal Magistrato delle Contrade. Mi piacerebbe esportarne lo spirito, ma temo non sia fattibile”

Non tanto il Palio, quindi, ma forse lo spirito, lo stile di vita, la dimensione sociale fortissima delle contrade. È stata una scoperta per lei?

“Assolutamente sì. Ricordo, ad esempio, che in occasione del 2 giugno dissi che le contrade non lasciano mai indietro nessuno. Il vecchietto in difficoltà trova nella contrada un punto di riferimento. È una dimensione sociale che in molti luoghi si è persa, ma che qui resiste.Questa è forse la cosa più importante. Al di là della Carriera, che ha ovviamente un grande valore, il tessuto sociale è ciò che lascia davvero il segno”

Qui lascia un pezzo di cuore. Tornerà?

“Ho fatto così tanti pacchi che spero di non aver dimenticato nulla! Ma sì, tornerò sicuramente. Mi sposto più a nord per avvicinarmi a mio figlio, che vive e lavora a Milano. Prima, per tornare in Sicilia, facevamo due tappe; adesso ne faremo tre, e una sarà sicuramente Siena”

Che cosa si aspetta dal nuovo incarico in Piemonte?

“È un territorio che conosco poco. Mi hanno già segnalato problemi legati alla viabilità e ai lavoratori frontalieri. È una realtà completamente diversa, che devo imparare a conoscere. Comincerò incontrando il sindaco, il presidente della Provincia, i dipendenti. Anche lì metterò tutto l’impegno che ho sempre messo. È un’altra tappa, forse l’ultima prima della pensione, e la vivrò anche con mio figlio”.

Lunedì arriverà il nuovo prefetto. C’è qualcosa che vorrebbe dirgli o lasciargli in eredità?

“Ci siamo sentiti spesso. Il prefetto Romeo, mio collega di corso, ha grande esperienza. Ha lavorato in Toscana, si è occupato di sicurezza, migrazione, frontiere. Non ha bisogno di consigli: conosce bene il territorio e ha tutte le competenze necessarie. Se vorrà confrontarsi, io sono a disposizione, ma davvero non ha bisogno di nulla”

Oltre all’aspetto emotivo e affettivo, se dovesse fare un bilancio del suo operato a Siena, cosa direbbe?

“Il mio lavoro non è mai stato individuale, ma sempre in sinergia con le forze dell’ordine. A Siena non lascio solo colleghi, ma amici. Abbiamo lavorato con grande collaborazione con la Questura, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, i militari di Strade Sicure. Credo che oggi Siena sia più sicura, pur non essendo né terra di sbarchi né di frontiera. Abbiamo mantenuto una dimensione umana anche nell’accoglienza ai migranti, nel rispetto delle necessità e delle persone”

Tra le persone con cui ha collaborato, ce n’è una che ricorderà con particolare affetto?

“Non amo fare classifiche, ma se devo citare qualcuno, dico il colonnello dei Carabinieri, che a settembre lascerà anche lui Siena.Una persona straordinaria, sempre presente, mai tiratasi indietro davanti alle difficoltà. Io scherzando gli dico che, pur chiamandosi Angelo, è un arcangelo. Ci lega anche il fatto di lasciare Siena insieme, ci siamo confrontati molto in questi ultimi tempi. Anche il colonnello del 186° Reggimento partirà a settembre: con lui abbiamo costruito un bellissimo rapporto. Ma lo stesso vale per tutti: ognuno ha dato il massimo, e per questo li ringrazio di cuore”

(Intervista di Katiuscia Vaselli – Siena News)

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Redazione