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Biotecnopolo, il ministro Schillaci: “Siena strategica per la ricerca italiana”. Giani punge, Polifrone: Regione è benvenuta”

Biotecnopolo, il ministro Schillaci: “Siena strategica per la ricerca italiana”. Giani punge, Polifrone: Regione è benvenuta”
  • PubblicatoOttobre 16, 2026

Il futuro della ricerca sanitaria italiana passa anche da Siena. Una città che ha contribuito a scrivere pagine importanti nella storia dei vaccini e che oggi, attraverso il Biotecnopolo, punta a rafforzare il proprio ruolo nella ricerca internazionale. A riconoscerne il valore è il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto al convegno “Biotecnologie per la sicurezza nazionale”, organizzato dalla Fondazione Biotecnopolo di Siena. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, scienziati e rappresentanti dell’industria per discutere delle nuove sfide della medicina e della sicurezza sanitaria.

“Il sostegno del Governo alla Fondazione Biotecnopolo di Siena è una scelta che guarda al rafforzamento delle capacità nazionali nel campo delle biotecnologie e nel contrasto alle malattie infettive”, ha affermato il ministro, che ha quindi sottolineato il patrimonio scientifico della città: “Siena offre una base particolarmente significativa per questo percorso. La città custodisce una tradizione scientifica riconosciuta a livello internazionale. Qui si sono sviluppate competenze che hanno contribuito al progresso nel campo dei vaccini e della protezione della salute su scala mondiale”.

Ma il riconoscimento del passato si accompagna a una sfida che guarda al futuro: trasformare le scoperte scientifiche in strumenti concreti per la prevenzione e la cura. “Il Biotecnopolo rappresenta un investimento su questo incontro tra tradizione scientifica e nuove possibilità di ricerca”, ha spiegato il ministro, evidenziando la necessità di rafforzare il rapporto tra ricerca, istituzioni sanitarie e imprese.

In questa direzione si inseriscono anche le collaborazioni già avviate dalla Fondazione, a partire da quella con l’Istituto Superiore di Sanità. Una rete di competenze che Schillaci ha definito un segnale importante della capacità della ricerca italiana di costruire progetti comuni.

Il ministro ha poi richiamato uno dei temi centrali del convegno: la sicurezza sanitaria come componente della sicurezza nazionale. Dalla resistenza agli antibiotici alle minacce biologiche, la ricerca biotecnologica è chiamata a sviluppare nuove risposte per proteggere la popolazione e rafforzare il sistema sanitario.

Non meno importante il capitolo dedicato alle nuove generazioni. “Ai giovani dobbiamo offrire percorsi credibili, opportunità di crescita e condizioni adeguate per sviluppare il proprio lavoro”, ha dichiarato Schillaci, ribadendo la necessità di rendere l’Italia un Paese capace di valorizzare i propri talenti scientifici.

Per Siena, dunque, il Biotecnopolo rappresenta un’opportunità che unisce ricerca, innovazione e prospettive professionali. Ma il ministro ha indicato anche il criterio con cui valutarne il percorso: “Il valore di questo percorso va misurato con i risultati e con la qualità delle collaborazioni. Si misurerà nel contributo alla prevenzione, nello sviluppo di nuove soluzioni e nelle opportunità offerte alle nuove generazioni”.

C’è una cintura di sicurezza che non si allaccia in automobile, ma si costruisce nei laboratori. E una parte importante di quella cintura passa da Siena. A dirlo è Alberto Mantovani, uno dei più autorevoli immunologi italiani, che dal palco del convegno “Biotecnologie per la sicurezza nazionale” assegna al Biotecnopolo un ruolo preciso: contribuire a proteggere il Paese dalle minacce sanitarie di oggi e di domani. “Il Biotecnopolo rappresenta per il Paese una cintura di sicurezza”, afferma Mantovani, sottolineando il valore di una struttura inserita in quello che definisce un “tessuto straordinariamente fertile”, quello senese e toscano. Un riconoscimento che non riguarda soltanto le prospettive future, ma anche i risultati scientifici già raggiunti sul territorio.

L’immunologo cita infatti un esempio concreto: gli anticorpi monoclonali sviluppati contro i batteri resistenti agli antibiotici. Una frontiera particolarmente importante per la medicina, chiamata a confrontarsi con infezioni sempre più difficili da trattare. “Gli anticorpi monoclonali che sono stati generati contro batteri resistenti e che hanno avuto l’attenzione della comunità scientifica internazionale sono qualcosa di straordinario, unico, fatto qua, di cui dovremmo essere fieri”, sottolinea Mantovani.

Parole che rappresentano un riconoscimento significativo per la ricerca senese. Perché, nel racconto dello scienziato, Siena non è soltanto il luogo che ospita una Fondazione chiamata a svilupparsi nei prossimi anni, ma un territorio che ha già contribuito a produrre innovazioni di rilievo internazionale. “Io penso che Biotecnopolo non metterà un mattone, metterà delle grandi colonne, anzi ha già messo”, aggiunge Mantovani, utilizzando un’immagine che sintetizza la fiducia nelle potenzialità scientifiche della struttura.

Durante la giornata c’è spazio anche per un botta e risposta tra Giani e Polifrone. A sollevare la questione è il presidente della Regione Toscana, che ripercorre la nascita del Biotecnopolo durante l’emergenza Covid, ricordando il ruolo di Enrico Letta e gli oltre 300 milioni di euro previsti per dare vita alla Fondazione. Poi arriva il passaggio più significativo, quello sul mancato coinvolgimento della Regione nella governance dell’ente. “Personalmente avrei voluto che, come con TLS, la Fondazione Biotecnopolo vedesse un coinvolgimento della Regione, che non ci fu perché non fu inserita nel contesto degli enti che componevano il consiglio di amministrazione. Io avrei voluto seguirla di più”, afferma Giani.

Un rammarico che il governatore non nasconde, pur riconoscendo i progressi compiuti dalla Fondazione. “Ho visto che dopo le incertezze la Fondazione Biotecnopolo si è progressivamente stabilizzata”, osserva, sottolineando come oggi ci siano le condizioni per attribuirle un ruolo centrale nella ricerca nazionale.

La replica del direttore generale Gianluca Polifrone arriva immediatamente, senza bisogno di aspettare la fine del convegno. E contiene un’apertura esplicita alla Regione Toscana, anche sul piano economico. “Non sdegniamo l’appoggio della Regione Toscana, anzi lo cerchiamo, così come anche i fondi della Regione, perché il Biotecnopolo ha bisogno della politica e delle istituzioni”, risponde Polifrone.

Il messaggio è chiaro: nessuna porta chiusa a Firenze, anzi. Polifrone richiama anche il rapporto con Toscana Life Sciences, definita un interlocutore del territorio con il quale la collaborazione proseguirà. E ribadisce: “Da parte mia, come sono convinto dal presidente Montorsi e dal consiglio, la Regione ha le porte aperte al Biotecnopolo”.

Il confronto si inserisce in una partita che per Siena va ben oltre gli equilibri istituzionali. Giani insiste sulla necessità di rafforzare la sinergia tra Biotecnopolo e Toscana Life Sciences, soprattutto in una fase delicata per l’economia cittadina, segnata anche dalle vicende del Monte dei Paschi. L’obiettivo è consolidare il ruolo di Siena come centro nazionale delle scienze della vita, capace di attrarre ricercatori, professionalità e investimenti.

Su Toscana Life Sciences, intanto, il presidente della Regione conferma l’impegno economico di Firenze: “La Regione conferma, anzi incrementa” il proprio sostegno. Nessuna cifra viene però indicata durante l’intervento.

Ma se Giani e Polifrone si confrontano sul ruolo delle istituzioni, a indicare la strada da seguire per la Fondazione è Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato. Il suo intervento contiene un messaggio netto: il Biotecnopolo deve scegliere le proprie priorità e concentrarsi su progetti capaci di produrre risultati.

“Non serve perdersi dentro e dietro a mille situazioni, a mille progetti. Serve fare la differenza con due, tre grandi progetti dove la Fondazione fa la differenza”, sottolinea Zaffini.

Il presidente della Commissione indica nella ricerca biotecnologica, nello sviluppo di brevetti internazionali e nel trasferimento delle scoperte scientifiche all’industria alcune delle sfide principali. Un ruolo che considera particolarmente importante anche per i giovani ricercatori e per la capacità del Paese di affrontare nuove emergenze sanitarie.

“La ricerca farmaceutica deve stare qui, la ricerca che si trasferisce all’industria deve stare qui. La spinta sui giovani ricercatori deve uscire da questa Fondazione, questo è l’imperativo”, aggiunge Zaffini.

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Redazione