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Alle radici di Banksy: a Palazzo Fava a Bologna oltre 300 opere raccontano gli esordi dello street artist e il mondo in cui si è formato il celebre artista britannico

Alle radici di Banksy: a Palazzo Fava a Bologna oltre 300 opere raccontano gli esordi dello street artist e il mondo in cui si è formato il celebre artista britannico
  • PubblicatoMarzo 26, 2026

Inaugurata oggi a Palazzo Fava a Bologna la mostra che ricostruisce il contesto culturale, urbano e politico in cui è nato il linguaggio di Banksy. Il percorso, con oltre 300 opere, documenti e materiali d’archivio, mette in luce la scena collettiva di Bristol, tra graffiti, musica e attivismo politico, da cui è emersa la figura del celebre artista britannico. Esposti anche documenti inediti, tra cui una lettera del 1998. Sono previsti anche programmi educativi e attività per il pubblico. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae e prodotta da Opera Laboratori, sarà visitabile da domani al 2 agosto.

Curata da Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, con la curatela scientifica di Giovanni Argan, l’esposizione si articola in 32 sezioni affidate a protagonisti che, negli anni, sono stati al fianco di Banksy o ne hanno influenzato il percorso, tra cui Felix Braun, Tom Bingle, John Nation, Kye Thomas, Richard Jones e Christopher Chalkley. La mostra si avvale inoltre di un comitato scientifico composto da Paul Gough (Arts University of Bournemouth), Ulrich Blanché (University of Heidelberg), Lorenzo Gigante (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna) e Jacopo de Blasio (Università di Palermo).

Attraverso oltre trecento opere, materiali d’archivio, documenti inediti e ricerche accademiche indipendenti, il percorso nelle sale di Palazzo Fava a Bologna ricostruisce il periodo compreso tra il 1983 e il 2005, una fase decisiva per la formazione dell’iconografia e delle strategie visive che hanno reso Banksy una delle figure più influenti dell’arte contemporanea. È in questo contesto che nascono immagini destinate a diventare universali, come Girl with Balloon (2004), Flower Thrower e Police Kids (Jack and Jill). Quest’ultima, ispirata all’omonima filastrocca inglese del XVIII secolo, si trasforma in una riflessione sull’eccessiva protezione genitoriale e sulle ansie della società contemporanea.

Come sottolineano Antonelli e Marziani, «prima di essere un nome globale, un marchio culturale e un dispositivo capace di attraversare musei e mercati, Banksy è stato un autore radicato in un contesto preciso». A differenza di molte esposizioni recenti, questo progetto compie un passo indietro per guardare più a fondo, concentrandosi sul contesto culturale, sociale e urbano che ha reso possibile la nascita del suo linguaggio.

Al centro del progetto curatoriale vi è l’idea di una vera e propria “School of Bristol”: non un semplice stile, ma un sistema dinamico di relazioni tra storia urbana, dissenso politico, culture musicali e sperimentazione visiva. Bristol emerge così come un laboratorio culturale in cui graffiti, controculture musicali, attivismo politico e trasformazioni sociali ridefiniscono lo spazio pubblico e il ruolo dell’arte.

Per comprendere questa scena artistica è necessario guardare alla storia della città. Bristol è da secoli un luogo segnato da tensioni sociali e movimenti di protesta, dal passato coloniale legato alla tratta degli schiavi fino alle mobilitazioni contemporanee. Questo clima ha trasformato lo spazio urbano in un terreno di sperimentazione artistica e politica, in cui l’arte pubblica diventa un mezzo per interrogare il potere, la storia e le disuguaglianze sociali.

Negli anni Ottanta e Novanta Bristol diventa un punto di riferimento per una scena graffiti pionieristica, in cui artisti come Tom “Inkie” Bingle, Felix “Flx” Braun e Kyron “Soker” Thomas, insieme alla DBZ Crew (DryBreadZ), uno dei gruppi più influenti della scena britannica della seconda metà degli anni Novanta, sviluppano un linguaggio visivo che anticipa le successive opere a stencil di Banksy. Il collettivo, composto tra gli altri da Kato, Tes, Soker e Lokey, operava tra attività legali, identificate con il nome Bad Applez, e azioni clandestine più radicali, associate alla sigla DBZ.

In questo ambiente emergono figure come Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, e Nick Walker. La strada diventa uno spazio narrativo e critico, dove l’arte dialoga direttamente con la società. È proprio in questo contesto che si sviluppa il lavoro di Banksy e, eccezionalmente, per la prima volta saranno esposte tutte le opere realizzate dall’artista insieme alla DBZ Crew.

Tra i documenti più significativi figura una lettera del 1998 firmata da Banksy con lo pseudonimo “Robin Banks”, con cui invita il writer Soker a partecipare all’evento Walls on Fire!, organizzato a Bristol insieme a Inkie e dedicato al virtuosismo del wildstyle, che riunì alcuni tra i più importanti protagonisti della scena graffiti britannica.

Il percorso espositivo restituisce una narrazione corale: Banksy non appare come un fenomeno isolato, ma come il risultato di una genealogia culturale complessa, nata dall’intersezione tra underground artistico, tradizione di protesta urbana e sperimentazione visiva radicale.

Come dichiarano Patrizia Pasini e Renzo Servadei, «con questa mostra abbiamo voluto restituire al pubblico non solo l’immaginario di un artista globale, ma soprattutto il contesto culturale, sociale e urbano da cui quel linguaggio ha preso forma». Giuseppe Costa aggiunge che «comprendere Banksy significa riconoscere anche questa dimensione corale, perché dietro l’immediatezza delle immagini si avverte la profondità di un contesto culturale e umano».

La mostra è accompagnata da un articolato programma di attività educative e di inclusione culturale, realizzato in collaborazione con ASP Città di Bologna, il Liceo Galvani e il Liceo Artistico Arcangeli, con l’obiettivo di coinvolgere scuole, famiglie e pubblico adulto in percorsi di mediazione culturale.

“Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)” invita infine a ripensare uno degli artisti più celebri del nostro tempo attraverso la lente della storia, dell’archivio e della cultura urbana. È un viaggio dentro una città, una scena artistica e una storia collettiva che hanno cambiato il modo di concepire l’arte nello spazio pubblico, offrendo l’occasione di guardare oltre il mito e riscoprire le radici di un linguaggio visivo capace di parlare al mondo intero.

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Redazione