Giornata migrante e rifugiato: a Siena la celebrazione presieduta dal cardinale Lojudice
Domenica 27 settembre ricorre la 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (Gmmr) che ha per tema “Anche uno solo di questi bambini”.
Sono numerose le iniziative organizzate dalle diocesi. La Chiesa italiana si ritroverà idealmente riunita a Siena, nella messa del 27 settembre alle ore 11 nella basilica di San Bernardino all’Osservanza, presieduta dall’arcivescovo di Siena-Colle Val D’Elsa-Montalcino e vescovo di Montepulciano-Chiusi-Pienza, il card. Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale toscana, e concelebrata da mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes.
“Oggi i migranti e i rifugiati sono i piccoli del Vangelo – scrive l’arcivescovo di Palermo e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Corrado Lorefice, nell’editoriale del numero speciale del mensile Migranti Press -. Dio si ricorda di loro. Esistenze irripetibili, volti presenti singolarmente alla memoria del Padre, che giungono a ribaltare le nostre idee religiose e a metterci di fronte a uno scandalo mai sopito: sono loro il volto di Dio, perché con loro si è identificato il Figlio di Dio. Il modo in cui li trattiamo è la cartina di tornasole della veridicità del nostro rapporto con Dio. Dirsi cristiani e non accogliere è una contraddizione assoluta”. D’altronde, prosegue, “Gesù è fuggito in Egitto per insegnarci che Dio non conosce frontiere. La famiglia di Nazareth che varca il confine benedice tutti gli attraversamenti di frontiera. Fuggire dagli Erodi che non guardano negli occhi i bambini è, a volte, l’unico modo per dare un futuro ai propri figli. La storia è nata e rinata da un bambino a Betlemme, così la storia dell’umanità rinasce ogni volta che un bambino viene custodito. Custodire i bambini è forse, oggi, il compito più urgente che ci sia dato”.
“In un mondo che costruisce muri – dichiara mons. Felicolo –, noi scegliamo le strade; in un tempo che separa, noi scegliamo di incontrarci; in una società che teme il futuro, noi scegliamo la speranza. Tutto converge in un’unica chiamata: custodire la mobilità umana come luogo teologico, sociale e politico dove si rivela la verità dell’umano”.

