Chiusura punto nascita a Nottola, un gruppo di genitori presenta un reclamo ai Garanti dell’Infanzia
Un gruppo di genitori ha presentato un reclamo ai Garanti dell’Infanzia nazionale e regionale dopo che il Comitato del Ministero della Salute ha stabilito che per il punto nascita di Nottola non sussistono le condizioni di reale disagio orogeografico, concedendo solo una proroga di 12 mesi prima della chiusura.
A Nottola, come del resto a Campostaggia, il punto nascita è sceso da tempo sotto la soglia minima dei 500 parti all’anno. Ma diversamente da Poggibonsi, che è vicino geograficamente sia a Firenze che Siena, l’ospedale nel comune di Montepulciano si è appellato al “criterio orografico”.
La normativa permette di mantenere attivi punti nascita tra i 300 e i 500 parti all’anno purché siano riconosciuti come inseriti in un’area a svantaggio orografico o di isolamento geografico. E d’altronde, come testimoniato dalla relazione dell’Asl Toscana Sud Est, a Nottola circa la metà dei 400 parti annuali (dati 2024) riguarda bambini che vivono in comuni che distano più di 60 minuti dal punto nascita alternativo.
Tutto ciò non è bastato a convincere il Comitato Percorso Nascita Nazionale del Ministero della Salute, che è stato inflessibile: deroga tecnica di un anno, ma il destino di Nottola è segnato. Di qui l’invio della segnalazione all’Autorità Garante dell’Infanzia e Adolescenza Nazionale e al Garante dell’Infanzia della Toscana Stefano Scaramelli da parte di “Cuore di Bimbo”, l’Associazione Toscana Genitori Bambini Cardiopatici, con la richiesta di “verificare la corretta applicazione delle leggi nazionali sui diritti di neonati, nascituri e future mamme della Zona Distretto della Valdichiana Senese e di altre zona Italiane, stante il mancato riconoscimento di area con disagio orogeografico alla medesima”.
Un “primo doveroso atto”, dichiara il presidente dell’associazione, Andrea Fiori. Che si tiene nella manica un’altra carta, il ricorso al Tar, giocabile una volta che uscirà la delibera regionale che dispone la chiusura, non prima del 2027. Tar che “ultimamente, a quanto ci risulta, hanno ribaltato delibere regionali di chiusure di punti nascita, partendo proprio dall’errata interpretazione del criterio orogeografico con esclusione di zone che ne avevano pienamente diritto”.

