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Si è costituito a Siena il Comitato Civico “per un Giusto Sì” al referendum costituzionale di marzo

Si è costituito a Siena il Comitato Civico “per un Giusto Sì” al referendum costituzionale di marzo
  • PubblicatoGennaio 28, 2026

Si è costituito a Siena il Comitato Civico “per un Giusto Sì”, di ispirazione cristiana e presieduto dall’avvocato Cecilia Collini del Foro di Siena. “Condividiamo la riforma costituzionale della giustizia – si legge in una nota – perché ha il pregio di affrontare per la prima volta nella Repubblica il grave problema strutturale di una errata concezione della Giustizia, contestando la pretesa di finalizzazione ideologica della stessa”.

Il comitato, che è già al lavoro per organizzare eventi ed incontri pubblici. ricorda la sollecitazione del Cardinale Zuppi, invita “tutti ad andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali”, nel rispetto della pluralità delle opinioni e delle diverse valutazioni presenti nella società.

“Il Comitato Civico Nazionale “Per un Giusto SI” nasce dal lavoro che da alcuni anni il network di libere associazioni di ispirazione cristiana “Ditelo sui Tetti” sta portando avanti per promuovere la ricchezza della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, in ogni circostanza – spiega il comunicato – Nell’approfondire questa tematica abbiamo individuato nella magistratura ideologizzata la ricorrente fonte “creativa” di atti che, al di là dal merito, si collocano oltre la legge e sostituiscono la volontà popolare rappresentata dal Parlamento, che non sempre condividiamo ma sempre rispettiamo. Si tratta di un vulnus strutturale alla libertà del popolo italiano e di ciascuna persona, perché una parte della magistratura, a partire da una importante “corrente”, dagli anni ’60 ha preteso e pretende che un potere dello Stato venga finalizzato non alla funzione che gli è propria, cioè “il dare a ciascuno il suo”, bensì a obiettivi ideologici e politici, che non possono mai appartenere alla Giustizia. Una deformazione strutturale che ha condotto a un uso strumentale delle sentenze, all’autoreferenzialità dei magistrati, alla confusione dei ruoli in nome di una comune militanza, al governo politico del CSM perché il giudice possa bypassare la “legge” per creare impropriamente nuove “norme” ideologicamente orientate.

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Redazione