Violenza domestica, il consiglio comunale di Colle Val d’Elsa approva un ordine del giorno per rendere più efficaci le misure di sostegno
Garantire un accesso effettivo alle misure di sostegno economico da parte delle donne vittime di violenza domestica e rendere pienamente operativi gli strumenti di tutela già previsti dalla legge. È quello che chiede l’ordine del giorno approvato nei giorni scorsi all’unanimità dal consiglio comunale di Colle di Val d’Elsa.
L’atto è nato da un percorso di approfondimento e confronto sviluppato insieme ai servizi sociali e a Donne Insieme Valdelsa, Centro Antiviolenza con sede a Colle di Val d’Elsa, che ha permesso di far emergere alcune criticità ancora presenti nell’applicazione concreta delle misure di sostegno a favore di donne vittime di violenza domestica.
“Negli ultimi anni – spiegano Monica Sottili e Daniele Tozzi, rispettivamente assessora alle pari opportunità e assessore al welfare di Colle di Val d’Elsa – sono stati introdotti importanti strumenti a tutela delle donne vittime di violenza domestica, tra cui la possibilità di ottenere un ISEE autonomo per accedere alle prestazioni sociali. Questo rappresenta un passo avanti nella tutela delle vittime e riconosce la possibilità di favorire percorsi di autonomia economica. Nella pratica quotidiana, però, si verificano spesso situazioni in cui una donna riconosciuta come vittima di violenza domestica incontra difficoltà amministrative per accedere ad alcune misure di sostegno economico anche se l’autore è già stato allontanato su disposizione dell’Autorità giudiziaria, a causa della permanenza del coniuge violento nello stato di famiglia anagrafico o dell’assenza di una separazione civile già definita.
“Questi ostacoli – aggiunge Tozzi – derivano dalla mancata armonizzazione tra procedure e strumenti e rischiano di rallentare o complicare un percorso sociale già particolarmente complesso. L’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale si inserisce in questo contesto e chiede che le tutele previste dalla legge siano rese pienamente efficaci e che il riconoscimento di una situazione di violenza trovi corrispondenza in tutti i passaggi necessari a garantire protezione e autonomia, senza che la permanenza anagrafica del coniuge violento costituisca ostacolo nell’accesso alle prestazioni sociali. Ringrazio tutti i consiglieri per il voto unanime che ha accompagnato questo atto, confermando la sensibilità e l’attenzione dell’amministrazione comunale di Colle di Val d’Elsa su un tema che riguarda la tutela dei diritti fondamentali delle persone e, in particolare, di chi è vittima di violenze domestiche per dare loro la possibilità di ricostruirsi un futuro migliore”.
“Nelle more del procedimento civile che servono per ottenere la separazione o la regolamentazione dei figli della coppia di fatto – afferma l’avvocata Francesca Rossi che collabora con il Centro Antiviolenza Valdelsa – fino a quando non c’è lo status giuridico che rileva la separazione o il provvedimento che regolamenta i rapporti fra genitori e figli, si ha una situazione di stallo. Perciò il maltrattante è sempre marito durante il corso della causa, anche se è già stata fatta la richiesta di separazione. Il caso del Centro Antiviolenza Valdelsa che ha sollevato l’attenzione dell’assessore Tozzi, vedeva coinvolta una donna che stavamo seguendo e che si è scontrata proprio con il problema dello Stato di Famiglia. Quello che ha fatto il Comune di Colle Val d’Elsa, purtroppo, ancora non comporta niente a livello giuridico, ma rappresenta una presa di coscienza di una problematica che a livello amministrativo non è vista e, soprattutto, il Comune ha sollevato la problematica a livello centrale. Questa è una cosa molto importante”.
“Quello che ha fatto l’assessore Tozzi con il Comune di Colle di Val d’Elsa – aggiunge Chiara, operatrice del Centro Antiviolenza Valdelsa – è stato ascoltarci. Al Centro Antiviolenza Valdelsa ci scontriamo con una certa frequenza con la difficoltà delle donne di accedere a misure di sostegno economico, come ad esempio l’assegno di inclusione. Finalmente c’è un’amministrazione che ha ascoltato chi lavora sul territorio ed è a contatto diretto con donne vittime di violenza. Questo ci ha permesso, come Centro Antiviolenza Valdelsa, di esprimerci su uno dei tanti temi che le donne ci riportano durante il loro percorso e che effettivamente blocca l’uscita dalla violenza. L’assenza di una casa dove andare e la mancanza di una stabilità economica fanno da ‘prigione’ per le donne che vogliono interrompere la violenza. L’assessore Tozzi è stato attento e ci ha chiesto di spiegare perchè ci fosse questa criticità. Siamo contente di essere state interpellate e di poter finalmente esprimere quello che è il nostro lavoro nel contrasto della violenza di genere riportando una necessità concreta che le donne vivono tutti i giorni”.

